A Milano:
dal 1934-35 al 1035-36 (Diavoli Rossoneri)
Rudi Ball si
avvicina all'hockey giocato dopo aver assistito da
spettatore ad un incontro Berlino-Vienna nel
dicembre 1925. Avuti in regalo dal padre un paio
di costosi pattini canadesi comincia ad allenarsi
quotidianamente per diventare un giocatore di
hockey. A 17 anni riesce a far parte del roster
della seconda squadra di Berlino e solo l'anno
successivo approda alla prima squadra. Veloce ed
elegante Rudy fa della velocità e della tecnica i
suoi punti di forza non potendo contare su un
fisico fuori dal normale. La sua voglia di
emergere lo porta ad essere sempre combattivo sul
ghiaccio e grazie a questa sua caratteristica si
rivela un giocatore decisivo in ambito nazionale
ed internazionale. Numerosi successi ne fanno il
giocatore tedesco più famoso, in virtù dei suoi
otto titoli nazionali, del bronzo olimpico del
1932 e dell'argento mondiale del 1930. I suoi
fratelli maggiori Gerhard, portiere, ed
Heinz si ritrovano spesso ad affiancarlo nelle sue
vittorie. Rudi è senza dubbio il più talentuoso
dei tre tanto che nel 1931 un giornale francese lo
nomina giocatore europeo più forte dell'epoca.
Nel 1933 i tre Ball si trasferiscono al St. Moritz
prima di passare nel 1935-36 ai Diavoli Rossoneri.
Rudi è la stella della squadra, ben supportato
dal canadese Howie Grant. Entrambi mantengono una
media di più di un goal a partita. Rudi viene
confermato dai Diavoli per la stagione successiva
e gli vengono affiancati due nuovi canadesi, Henry
Hayes e Gordie Poirier. La sua media goal rimane
altissima e consente ai Diavoli di vincere la
prestigiosa Spengler Cup nel dicembre 1935. Torna
quindi in Germania nel 1936 per disputare i giochi
Olimpici di Garmisch: in un primo momento era
stato escluso dalle convocazioni per le sue
origini ebraiche che lo avevano costretto alla
"fuga" dalla Germania nel 1933. Per non
sfigurare nelle Olimpiadi casalinghe e per non
fare a meno anche di Gustav Jaenecke, grande
giocatore e amico di Rudi Ball, la federazione
tedesca (e lo stesso regime) chiude un occhio
sulle sue origini riconvocandolo in nazionale. Nel
dopoguerra si trasferisce in Sud Africa
proseguendo la sua attività agonistica nei pressi
di Johannesburg. Muore nel 1975 e nel 2004 entra a
fare parte della Hall of Fame della federazione
internazionale.